NFT: Non Farti Trovare Impreparato

Siamo nell’epoca dell’hype, di un nuovo e affascinante capitolo del mondo digitale. Ci sentiamo un po’ come un bimbo che sta per togliere le rotelle alla bici: impaziente, eccitato e adrenalinico. Ogni giorno veniamo bombardati di nuovi concetti, inglesismi e sigle, che appartengono a quel calderone di strumenti che si affidano alla famosa e rivoluzionaria Blockchain. In molti hanno anche iniziato ad investirci ingenti somme di denaro, spesso senza preparazione alcuna perché in questo mondo il tempo sembra correre velocissimo e l’opportunità di cavalcare l’onda ed arricchirsi sembra sfuggire continuamente di mano. Non stupisce, quindi, che non appena si sia iniziato a parlare di NFT, da lì a poco tempo questi siano finiti sulla bocca di tutti, fino a diventare la nuova moda del momento.

Ma cos’è un Non-Fungible Token?

Wikipedia ci dice che un NFT è “un tipo speciale di token crittografico che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico (digitale o fisico)”. In soldoni possiamo dire che è una sorta di certificato digitale che garantisce l’unicità di un qualsiasi prodotto dell’ingegno umano, le cui proprietà vengono definite e segnate in modo indissolubile sulla Blockchain, insieme all’identità del proprietario. È pertanto un bene intrinsecamente unico, che possiede una specifica individualità, non “confondibile” e quindi non fungibile, come invece lo sono le valute (euro, dollaro, bitcoin…).

Cosa ce ne facciamo?

Se consideriamo che, con l’avvento di Internet, ci siamo diretti verso un mondo in cui tutto diventa di tutti e pertanto niente detiene valore, essendo facilmente reperibile (in modi leciti o meno) sul web o replicabile, gli NFT potrebbero garantire agli artisti di recuperare la proprietà intellettuale e creativa delle proprie produzioni. Finalmente, tramite Blockchain, sarà infatti possibile tutelare la paternità e l’unicità delle creazioni ed evitare indebite violazioni del diritto d’autore.
Non stupisce, quindi, che uno dei primi ambiti in cui hanno spopolato gli NFT sia stato proprio il mercato dell’arte, in particolar modo di quella digitale. Il risultato? La corsa all’acquisto, che mi permetto di definire folle e smodata, ha generato solo nel 2021 transazioni in criptovalute per un valore complessivo che si aggira intorno ai 27 miliardi di dollari (dati di Chainanalysis).
Un altro ambito di immediata applicazione è quello videoludico, in cui gli NFT aprono di fatto ad una nuova fonte di possibili guadagni. Si può infatti spaziare dalla compravendita di oggetti digitali unici, come skin estetiche, accessori o caratteristiche funzionali al gioco, fino a creare videogiochi che si basino su una sorta di play-to-earn, dove i giocatori possiedono personaggi o oggetti, il cui valore di mercato può aumentare o diminuire a seconda delle performance di gioco dell’utente.

Quali sono le prospettive?

Questo periodo di hype, caratterizzato dalla già citata illogica corsa all’acquisto, è destinato inevitabilmente ad esaurirsi. E allora, che ne sarà degli NFT in un futuro meno prossimo?
Qualcuno sostiene che saranno cruciali e indispensabili nel progetto di Metaverso, di cui tanto si sta parlando in queste settimane. In effetti è plausibile che, nel tentativo di creare un mondo virtuale quanto possibile simile a quello reale, diventi necessario acquistare un pezzo di terreno, una casa, dei vestiti, degli oggetti per il proprio avatar virtuale. Tutti questi beni digitali, riflessi ideali di quelli del mondo reale, sarebbero codificati come non-fungible token e comprati o venduti in criptovalute.
Quello che è certo è che potenzialmente potremmo vederli sfruttati in tutti quegli ambiti in cui possa arrivare la fantasia; i campi applicativi sono davvero infiniti.
Gran parte del loro destino dipenderà ovviamente da quello della Blockchain, tecnologia dalla quale dipendono e di cui condividono vantaggi e vulnerabilità.

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